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GIORGIA BUTERA: «53e Session du Conseil de Droit de l’Homme Nations Unies – Geneva»

Sono Giorgia Butera, sociologa italiana. In Italia, svolgo un lavoro importante dal 2015 con l’UNAR, alla presidenza del Consiglio dei ministri, intervenendo in materia di…

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GIORGIA BUTERA: «53e Session du Conseil de Droit de l’Homme Nations Unies – Geneva»

Sono Giorgia Butera, sociologa italiana.

In Italia, svolgo un lavoro importante dal 2015 con l’UNAR, alla presidenza del Consiglio dei ministri, intervenendo in materia di discriminazione razziale.

L’interesse è rivolto anche alle azioni socio-sanitarie.

Il mio discorso riguarda il dramma della schiavitù e di quanto sia ancora presente nel mondo e in alcune regioni in particolare.

Come quelli che vivono e lasciano l’Africa sub-sahariana. Gli ultimi dati parlano di 50 milioni di persone vittime della schiavitù moderna, che è caratterizzata da due componenti principali: il lavoro forzato e il matrimonio forzato.

Migranti, donne e bambini sono i soggetti più vulnerabili del fenomeno.

Da un lato, un mondo globalizzato 4.0 e dall’altro un mondo sommerso.

Pensiamo alla salute, anche a livello infantile: le malattie che possono colpire, come le patologie oncologiche e cardiache, richiedono cura e prevenzione.

Nei territori, come i Campi di Tindouf, che non hanno un censimento delle persone costrette a viverci, non siamo in grado di sapere se e quali sono le patologie.

Non siamo in grado di fornire le cure necessarie.

Tutti i popoli del mondo hanno pari dignità e il diritto alla salute deve essere garantito a tutti, anche a coloro che sono costretti a vivere in condizioni di schiavitù.

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